mercoledì 15 luglio 2009

L'ETICA PROFESSIONALE DEL ROTARIANO



Cari Amici,

oggi voglio continuare le mie "riflessioni" sul Rotary. Dopo aver esaminato il primo valore, L'AMICIZIA, passiamo al secondo:
" L'ETICA NELLE PROFESSIONI ".


Tutti i rotariani sono professionisti ai vertici delle rispettive professioni. Il loro impegno lavorativo è regolato da precise norme comportamentali.

Quanto segue è tratto dalla mia Tesi universitaria sul Rotary, già nota a chi legge.
Ecco quanto riportato circa le difinizioni di Etica Rotariana.


Etica negli affari e nelle professioni.
L’etica, nella sua definizione, è quella parte della filosofia che si occupa del comportamento umano in quanto giudicabile come buono o cattivo. L’etica o filosofia della morale viene perciò considerata come la dottrina che, ponendo giudizi di valore, consente di distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Il termine, dal greco ethos (consuetudine, costume) fu introdotto da Aristotele per indicare le sue trattazioni di filosofia della pratica.L’applicazione dell’etica al mondo degli affari e delle professioni ha origini lontane. L’uomo è un animale sociale che opera, vive, ricava quanto gli necessita per vivere, unendosi in gruppo con gli altri suoi simili. A differenza degli animali, che in larga misura cacciano da soli e provvedono singolarmente ai loro bisogni, l’uomo svolge queste attività unendosi ad altri suoi simili.
Scrive Adam Smith nel suo libro "Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni", (Isedi, Mi 1973) :

... L’uomo ha invece quasi sempre bisogno dell’aiuto dei suoi simili e lo aspetterebbe invano dalla sola benevolenza; avrà molta più probabilità di ottenerlo volgendo a suo favore l’egoismo altrui e dimostrando il vantaggio che gli altri otterrebbero facendo ciò che egli chiede. Chiunque offra a un altro un contratto, avanza una proposta di questo tipo: dammi la tal cosa, di cui ho bisogno, e te ne darò un’altra, di cui hai bisogno tu… [i]


L’interazione, lo scambio, la relazione economica e sociale con gli altri individui esiste fin dagli albori dell’umanità. Nel tempo tanti gli strumenti e le regole applicate e successivamente modificate per armonizzare la vita sociale e tenerla al passo coi tempi. Regole, però, con un fine ultimo preciso: far convivere l’innato egoismo dell’uomo con l’altruismo; conciliare l’interesse personale con l’interesse collettivo, ovvero il profitto con il dono. Creare quelle regole di convivenza civile dove ciascuno soddisfi i propri bisogni senza prevaricare quelli degli altri.

Cosa intende, oggi, il Rotary per comportamento etico negli affari e nelle professioni? Qual è il senso, il valore, del Business ethic, cioè dell’etica negli affari?

Franco Arzano, ingegnere, dirigente industriale di livello europeo, consulente ed esperto di telecomunicazioni, governatore del nostro distretto rotariano, ha scritto in un suo articolo (2004) intitolato "Etica e affari":

Cominciamo allora da un punto di vista strettamente “economico”. Amartya Sen, l’economista-filosofo di origine indiana, professore ad Harward e premio Nobel sostiene che – dopo un lungo periodo in cui gli economisti hanno trascurato la dimensione etica, appare oggi chiaro che il successo economico non può essere disgiunto da una base etica. E del resto, continua Sen, la tendenza della teoria economica a ignorare gli aspetti etici non era condivisa neppure da Adam Smith, il quale riteneva che il perseguimento del profitto non fosse possibile se non all’interno di un ampio spettro di motivazioni morali che investono sia lo scambio commerciale (dove la fiducia reciproca degli operatori gioca un ruolo importantissimo) sia la redistribuzione della ricchezza (con il principio secondo il quale il modo in cui si divide la torta sociale influisce sugli incentivi al business e dunque sulla dimensione della torta stessa), come ha recentemente ribadito lo stesso Segretario Generale dell’ONU. Una prima riflessione è quindi che il “senso economico” della Business ethic non va identificato con il semplice perseguimento del profitto, ma comprende un’idea più generale: quella della costituzione di una “buona società in cui vivere”, dove il “fare affari” in modo corretto gioca un ruolo importantissimo: l’impresa che funziona, l’impresa che ha successo è di per se stessa “un bene pubblico”, specie se all’interno delle imprese sia pubbliche che private si riescono ad introdurre elementi non-profit con forte valenza sociale…[ii]


Questa concezione etica è alla base della cultura e della filosofia del Rotary.

L’associazione, rappresentata oggi più di ieri, da imprenditori, dirigenti e professionisti ai massimi livelli nelle categorie, esige che i suoi soci applichino, in tutte le professioni, i più alti principi etici, come del resto prescritto dal manuale di procedura.
Corre, qui, l’obbligo di alcune precisazioni. La regola di ingresso ad un club Rotary, che prevede un solo rappresentante per ogni professione, stabilisce, per qualsiasi attività professionale, dalla più alta alla più modesta, che venga cooptato un rappresentante al vertice di quella professione. In America, nell’associazione, sono rappresentate praticamente tutte le professioni: dall’industriale al negoziante, dal banchiere al meccanico, dal finanziere al piccolo artigiano. In alcune nazioni, tra cui l’Italia, l’accesso al Rotary, come precisato nella parte dedicata al Rotary italiano, si è volutamente limitato solo ad alcune professioni cosi dette nobili.

Virgilio Gaito, civilista di chiara fama, già direttore della rivista giuridica Foro romano, socio del club di Roma, in un suo recente saggio (1993), dal titolo "Etica e professioni", pubblicato da Realtà Nuova, cosi scrive:

… Senza lasciarci prendere la mano dalla retorica, possiamo con orgoglio affermare che il professionista è chiamato ad adempiere una missione, anzitutto nell’interesse di chi a lui si affida, poi nel proprio, ma tenendo ben presente che l’interesse pubblico, siccome ispirato alla tutela del bene comune, sia sempre prevalente, atteso che il professionista è e deve essere un buono e leale cittadino chiamato a servire con coscienza e preparazione una collettività in continua evoluzione e perciò bisognosa di valori guida. Ed ecco ritrovato l’anello di congiunzione tra etica e professione: questa e inconcepibile senza quella...[iii]

È una chiara dimostrazione del significato del nostro motto Service above self, servire al di sopra dell’interesse personale.

[i] Adam Smith, Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, Isedi, Milano,1973 pp.17-20

[ii] Franco Arzano, Impresa, Mercato e Solidarietà “ Etica e affari” , Voce del Rotary n.12/2004 pag. 12-15

[iii] Virgilio Gaito, Etica e professioni –Realtà Nuova – I.C.R. n. 7/8 1993















Alle mie riflessioni aggiungo quelle, ben più erudite, di un grande rotariano: il Prof. Raffaele Pallotta d'Acquapendente.

Il professor Raffaele Pallotta d’Acquapendente, oltre ad essere un pioniere della medicina iperbarica, ammiraglio medico, presidente di varie associazioni e rappresentante presso l’Unesco e la Fao, ha dedicato soprattutto al Rotary gran parte del Suo impegno sociale. Ha al suo attivo nove Paul Harris, ed è Past Governor e Past Board Director del R.I.

Ecco alcuni spunti di una Sua riflessione sul Rotary, dal titolo:“ MISSIONE PROFESSIONALE ED ETICA NEL ROTARY.

(...) Paul Harris diceva che il Rotary è un mondo con le sue aspirazioni, le sue regole e, anche, i suoi problemi. 1 suoi membri sono impegnati in una costante attività di servire al di sopra d'ogni interesse personale. Il Rotary è un modo di essere. E' un mondo particolare in cui il piacere dell’Amicizia proviene dalla volontà di adoperarsi per gli altri. E' un mondo in cui, accanto a“utopici" grandi ideali, esistono concrete possibilità di aiutare singoli e comunità a cercare di progredire verso un migliore modello di società.

(….)Il servizio è il cammino da noi scelto per avvicinarci al nostro utopico ideale di un mondo in pace. Chi sente il bisogno e il dovere d'impegnarsi, ritiene che l'invito, a far parte del Rotary sia una irripetibile opportunità d'usare parte dello scarso e prezioso tempo libero per tentare di migliorare la vita degli altri e, quindi, anche la propria. Non la considera una delle tante occasioni di presenza sociale cui si è tenuti nella vita di relazione e di lavoro; ne, tanto meno, un'occasione, fatua e a volte noiosa, d'incontrare persone di livello per mettersi in mostra, ma solo l'impegno gratificante di un servizio volontariamente scelto.
Quando Antonio Gramsci scriveva dì temere che il programma del Rotary potesse costituire “la pericolosa diffusione di un nuovo spirito capitalistico, che tentava di spacciare il concetto che l’industria, il commercio e le professioni, prima d'essere un affare, potessero essere un servizio sociale ", Paul Harris rispondeva che: " Il Rotary è un modello di vita che cerca di conciliare l’eterno conflitto esistente tra il legittimo desiderio del proprio guadagno e il dovere di usarlo a servizio della comunità ”.

(…)Dal 1905 a oggi il Rotary si è diffuso in quasi tutti i Paesi dove esiste libertà di pensiero formando, come lo definì il rotariano Eisenhower - che se ne intendeva - il più grande esercito di pace esistente al mondo. Fondando il Rotary, Harris volle affermare i diritti naturali e fondamentali dell'individuo: alla vita., alla libertà e alla solidarietà. Egli riteneva che la mente umana avrebbe potuto essere libera solo in una società libera, che non penalizzasse il merito e non perseguisse l'omologazione forzata. L 'uomo di Harris non è un edonista; è una persona con sensibilità straordinaria che vuole rinunziare all'unicità della propria esistenza e vuole viverla servendo la comunità, impegnandosi a dare un'anima al nuovo modello di sviluppo per garantire il primato dell'uomo e della sua dignità oltre e, se necessario, contro esigenze di mercato non accettabili. E' la celebrazione dell'uomo come essere eroico, unico e irripetibile, in lotta contro chiunque cerchi di annullare la sua individualità. Il Rotary rappresenta il confluire di tante volontà individuali che hanno l'esigenza morale di servire la comunità non attraverso la carità, ma cercando di migliorarne le condizioni di vita, aiutando i cittadini a rendere più efficaci e produttivi i loro comportamenti."Il Rotary non si ferma, non può fermarsi, perché il nostro è un mondo che cambia e noi dobbiamo cambiare con lui ". ricordava spesso Paul Harris. Anche Martin Luther King amava ripetere che: "Dobbiamo ricordare che non abbiamo molto tempo per impegnarci a favore della comunità perché domani è già oggi e, se non agiamo in fretta, siamo già dei sorpassati". Chesley R. Perry, Segretario Generale dal 1910 al 1942, definito da Harris "il costruttore" del Rotary. scrisse che "Aumentando il numero di coloro che accettano e praticano l'ideale del "Service " possiamo tentare di migliorare la vita, nelle varie comunità. sia a livello personale che collettivo, marciando con i tempi”

(…)L'espressione anglosassone di. "service", applicata al Rotary, esprime un modello di vita che presuppone l'impegno a migliorare la qualità della vita nella comunità, ad affrontare i piccoli e i grandi problemi del vivere quotidiano per tentare di migliorare le condizioni esistenziali delle fasce deboli e tutelare la loro dignità. Con etica, professionalità e amicizia. E', quindi, l'etica nell'agire dei singoli la pietra angolare del sistema di relazioni interne ed esterne nei nostri club.Fu nel 1912 che Arthur Frederik Sheldon, del club dì Chicago, propose i due motti che esprimono il significato del service. rotariano: “Service above self” e “He profits most who serves best”. Essi indicano che l'altruismo del rotariano non è disgiunto dal giusto utile personale che può derivarne. Nel nostro modello di Società, l'appartenenza a un club laico di servizio, con esclusivi contenuti benefici, non è considerata molta attrattiva. La voglia di farne parte, è in rapporto all'attività, all'esclusività, all'interesse professionale, all'interesse sociale, al vantaggio che ne può derivare per la comunità. La Società in cui viviamo è alla costante ricerca di nuovi modelli di vivere sociale ora che si sta liberando dalla schiavitù dei tempi e dei luoghi di lavoro. L'inserimento in qualificati gruppi sociali - per conoscere e farsi conoscere in un rapporto di pari dignità- costituisce un potere. Il club rotariano rappresenta un importante gruppo sociale perché ha la possibilità d'influire sulla comunità, assicurando, quindi, dei vantaggi anche a chi é chiamato a fame parte.
Nella moderna Società della comunicazione e dell'immagine, è necessario dimostrare di poter gestire un potere reale se si vuole conservare un proprio ruolo.

(…)Il nostro impegno è di essere testimoni di speranza, operando nel Rotary per cercare di aprire la via a un futuro migliore.

Sagge riflessioni quelle sopra riportate. Io ho conosciuto personalmente Raffaele e Vi posso assicurare che è una persona davvero straordinaria: un rotariano di grande fede e di grande capacità e disponibilità.

Voglio concludere, queste riflessioni, oggi, con lo sguardo rivolto al futuro, nostro e del mondo. Nessuno di noi rotariani può dimenticare che “ Il futuro del Rotary è nelle nostre mani”, come ci ricorda John Kenny, il R.I. President del nuovo anno rotariano 2009/10.
Grazie dell'attenzione.

Mario Virdis





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